I vini della Ciociaria
I principali vini della Ciociaria sono, nell’area nord: il Cesanese del Piglio, vitigno autoctono (rosso) e la Passerina del Frusinate (bianco IGT) tra i comuni di Anagni, Piglio, Paliano, Serrone e Acuto, mentre nella Valle di Comino si produce un eccellente Cabernet Atina Doc e una piacevole sorpresa è il Somigliò, prodotti dalla cantina Palombo. I primi produttori di vino nel Lazio furono gli Etruschi, che impiantarono la vite su terreni scoscesi e rocciosi. I Romani preferivano per la coltivazione zone più pianeggianti e solatie, e producevano principalmente vini bianchi molto caratterizzati, dal sapore e colore pieno e deciso, cui erano dedicate le feste “Vinalia”.
Cesanese del Piglio (vitigno autoctono) DOCG dal 2010
E’ un vino rosso rubino prodotto nelle tipologie secco, asciutto, amabile e dolce, caratterizzate da diverso contenuto in zuccheri residui ( dall’ 1% al 3,5% ). I vitigni utilizzati sono Cesanese di Affile e/o Cesanese comune, con l’eventuale concorso, per non oltre il 10 % dei vitigni Sangiovese, Montepulciano, Barbera, Trebbiano toscano ( Passerana ), Bombino bianco (Ottenese ) da soli o insieme. Il Cesanese del Piglio deriva quindi quasi completamente dall’uva Cesanese di Affile, una varietà locale del Cesanese comune, anch’esso ammesso nella composizione dell’ uvaggio, e l’impiego di una piccola percentuale di vitigni a frutto bianco ( consentito dal disciplinare di produzione ) ha la funzione principale di innalzare il tenore di acidità r dare maggior profumo al prodotto. Da queste uve si producono anche le versioni “spumante naturale” e “frizzante naturale”. All’immissione al consumo il vino ha colore rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento, odore delicato e caratteristico, sapore morbido, leggermente amarognolo; la gradazione minima è di 12%. Il Cesanese del Piglio viene associato a salumi stagionati, bucatini all’amatricana, primi piatti con sughi di carne, agnelli alla cacciatora, pijata, fegatelli di maiale alla griglia, trippe in umido, pollame e coniglio arrosto e va servito a 16 – 18 % in calici ballon, entro 3 – 5 anni dalla vendemmia. Le tipologie più o meno dolci e lo spumante vanno serviti rispettivamente in coppe larghe o flute a 6 – 8 °C e si accompagnano bene a dolci secchi, ciambelle, crostate di frutta. Le condizioni ambientale e di coltura sono quelle tradizionali, idonee a conferire alle uve le caratteristiche specifiche. E’ vietata ogni pratica di forzatura. La resa massima delle uve in vino non deve superare il 65%. Le operazioni di vinificazione e di elaborazione devono essere effettuate nel territorio delle province di Roma e Frosinone.
Passerina del Frusinate
La Passerina non è solo un vitigno. E' anche un nome piuttosto simpatico.
Invece il nome è poetico: sono i passeri che ne beccano gli acini che danno il nome al vitigno. Direte: tutte le uve sono beccate dai passeri. E' vero. Ma, come sappiamo per antica esperienza, i vecchi contadini della cosiddetta "civiltà contadina" erano molto saggi e se attribuivano un nomignolo a qualcosa, era per la sua accentuata caratterizzazione, perchè se ne distingueva, non così tanto per darlo.
Dal vitigno Passerina è prodotto un vino bianco molto apprezzato, un vino secco, dal colore paglierino, che succhia i profumi della terra, un vino che accompagna piatti anche sostanziosi, che va servito fresco, e "che va giù" come un dio!
I contadini del posto, ammiccando, dicono: "La passera (la chiamano passera e non passerina) te la devono dà: giovane, bionda e fresca!" e ti guardano e ridono con occhi che brillano di malizia campagnola!